Lughnasad o Lammas (1 agosto)

Helena Nelson Reed
Helena Nelson Reed

Lughnasad  è il nome celtico di questo sabbat, che prende il nome da Lugh dio celtico del sole, della luce e del fuoco, mentre Lammas è un termine di origine medievale.

Lammas è il secondo sabbat dedicato alla stagione dei raccolti: il primo è stato Litha e il terzo e ultimo sarà Mabon, il periodo in cui si effettua l’ultimo raccolto nei campi. Anticamente oltre la celebrazione di Mabon (21 settembre) non veniva raccolto più nulla e i pochi frutti che rimanevano restavano nei campi stessi in dono agli spiriti della terra.

E’ la festa del raccolto del grano: in questo periodo si miete il raccolto e lo si conserva per il periodo invernale. E’ una festa di abbondanza e prosperità, anche se reca in sé una nota in più di calma e di considerazione: è ancora estate, ma le giornate dopo Litha cominciano lentamente a diminuire, volgendo di conseguenza verso la parte buia dell’anno. Fuori il sole splende più che mai, il caldo è forte, pur tuttavia si avverte già il preannuncio di ciò che seguirà nei mesi a venire.  Si continua a celebrare l’abbondanza della stagione dei raccolti, ma questa festa è anche un sacrificio del dio: il grano verrà mietuto e parte del raccolto dovrà essere responsabilmente sacrificata per essere conservata nel ventre della terra come seme per i raccolti dell’anno futuro.

La Madre ha prodotto il suo raccolto e l’ha donato perché gli esseri umani potessero sfamarsi e accantonarne per la stagione fredda, ora ha esaurito il suo ciclo, è appagata e riposa serena: questi festeggiamenti servono a ringraziare del dono la Madre e simboleggiano la vita che il raccolto assicurerà. Nell’antichità le feste per la mietitura del grano erano diffuse presso tutte le società agricole e rappresentavano un momento molto importante nel corso dell’anno: si festeggiava in maniera conviviale, con banchetti e ritrovi, durante questi giorni vi era tregua nei conflitti per poter celebrare il raccolto dell’anno.

Un’antica usanza vuole che vengano tolte delle spighe di grano dall’ultimo covone mietuto: con queste spighe veniva creata una bambola da appendere nelle case per propiziare la fortuna a venire. Un’altra usanza voleva che le spighe tratte dall’ultimo covone fossero lasciate nei campi, in segno di ringraziamento agli spiriti della terra per l’abbondanza del raccolto.

Lammas è detta anche la “festa dei pani”: il grano raccolto e macinato diveniva farina pronta per essere trasformata in cibo.

Il momento nella Ruota dell’Anno e le sue energie:

In questo momento sacro si celebra il raccolto e l’abbondanza, ma soprattutto il sopraggiungere di un altro giro di Ruota: meditiamo quindi su quanto abbiamo raccolto col nostro impegno e quanto abbiamo realizzato e “mietuto” come frutto dei nostri propositi. Non solo, volgiamo la nostra attenzione anche al futuro: è questo il momento per propiziare la prosperità a venire e chiedere alla Dea il sostegno per i mesi che verranno, quando vi sarà da affrontare il lavoro di discesa nell’interiorità e nel ventre della Madre.

immagine tratta dalla rete
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Meditiamo sul grano che, mietuto, si trasforma in pane, in cibo per il sostentamento: con la mietitura il dio del grano, il “Re sacrificale”, si sacrifica e attraverso il suo atto garantisce il sostentamento per i mesi a venire.

Un accenno merita l’atto del “mietere”: la simbologia legata a questa azione è strettamente legata ai cicli di morte e rinascita. La spiga matura di grano è frutto della pianta che sta seccando e morendo. Frequente è la raffigurazione della morte che reca con se la falce con cui miete le vite, così il grano viene falciato, “ucciso”. La falce col suo taglio preciso e netto decreta la morte, così la Madre assume in sé il volto di Crona, la vecchia Ecate, la dea mietitrice che conduce attraverso la morte verso la rinascita. Con il sacrificio del re sacrificale la morte stessa viene sconfitta, le sue spighe verranno trasformate in pane per la vita e i suoi semi verranno conservati per il prossimo ciclo di semina, promessa di vita e di rinascita.

Così deve essere il senso del nostro raccolto: come benevole madri raccogliamo i nostri frutti, mietiamo il grano del nostro campo e facciamo un bilancio di quanto raccolto. Questi frutti ci saranno da cibo e sostentamento per i prossimi mesi e per i prossimi progetti.

Le celebrazioni:

L’Altare va addobbato con i colori che richiamano il sole e l’estate: arancio carico, giallo dorato dei campi, così come le candele che accenderemo e le vesti che indosseremo.

Lammas andrebbe celebrato in maniera conviviale, meglio se in gruppo e all’aria aperta, magari proprio con un banchetto celebrativo.

immagine tratta dalla rete
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Il pane è cibo rituale in questo sabbat: suggerisco di provare a fare del pane con le proprie mani, si possono sfornare pani ai semi, oppure unendo erbe aromatiche nell’impasto. L’esperienza è molto bella e significativa, soprattutto se ci si focalizza sugli atti che si compiono: l’atto di “mescolare” elementi semplici e naturali, dono della terra, come farina, acqua, sale e lievito; l’atto di “impastare”, infondendo attraverso le proprie mani l’energia, imprimendo la propria volontà, tenendo a mente come ogni cosa si trasformi e come quel pane stia a simboleggiare il nutrimento e la prosperità future.

Questo è anche il momento per ritrovare se stessi e la calma dopo il raccolto: come la Madre dopo aver donato i suoi frutti stanca si riposa e si riprende, così anche noi troviamo finalmente del tempo per riposare dalle fatiche quotidiane, rilassarci, rifocillarci e rigenerare le forze per poter ripartire cariche verso i mesi della discesa interiore nel ventre oscuro della Madre.

In questo sabbat si possono anche effettuare rituali per propiziare la prosperità a venire.

 

Rituale: il pane della prosperità

Propongo qui un piccolo rituale il cui scopo è quello di attrarre prosperità e buona sorte per i mesi a venire. Celebrato durante il Sabbat di Lammas, andrà a incontrare perfettamente le energie di questo momento dell’anno, energie di stasi e di preparazione dei mesi futuri: allineiamoci a questi moti della natura mentre compiamo il rituale e incanaliamo la nostra volontà e il nostro intento in essi.

Il rituale è incentrato sull’atto del preparare e cucinare un pane: come visto prima, è il momento in cui si celebra la mietitura del grano. Ovviamente non va considerata come una semplice ricetta di cucina, ma come un momento magico e celebrativo, in cui attraverso i nostri gesti si rievocano gesti millenari. Non solo, durante tutta la preparazione il nostro “essere presenti e centrati” è più che mai importante per la riuscita: non devono essere gesti automatici o di bravura culinaria, non è fondamentale sapere o non sapere cucinare, ma il riuscire a imprimere in quell’impasto insieme alla farina e all’acqua il nostro intento e le nostre speranze per il futuro.

Prima di iniziare purifichiamoci e raccogliamo tutta la concentrazione necessaria. Prepariamo tutti gli ingredienti che ci servono sul nostro tavolo: oggi sarà questo il nostro altare. Una volta preparato il tutto accendiamo 4 piccole candele gialle ai 4 angoli cardinali e mentre accendiamo ognuna richiamiamo e invochiamo la presenza dei 4 elementi. Al termine accendiamo la candela bianca della Madre: richiamiamo la sua presenza con le parole che spontanee ci provengono dal cuore.

A questo punto, sempre tenendo bene a mente la sacralità dei gesti che compiamo, cominciamo a setacciare in un recipiente la farina (200 gr): richiamiamo il senso di questo atto, il discernere il buono e il non buono del raccolto fatto e racchiudiamo in questo gesto il pensiero del nostro raccolto. Pensiamo al grano che mietuto assicura cibo e vita, e ringraziamo per questo sacrificio.

Uniamo lievito e sale: lievito che è la forza vitale che farà alzare il pane e sale che è simbolo della terra. Aggiungiamo poi alcune erbe con significato particolare, ricordando che già il grano è simbolo di prosperità: salvia seccata e sbriciolata (favorisce la crescita personale e dà protezione), chiodi di garofano (propiziano l’amore in tutte le sue forme, compreso l’amore della Madre), timo (favorisce l’armonia, l’equilibrio interiore e la protezione) e un poco di anice stellato (per propiziare fortuna e buona sorte). Dopo aver mescolato farina, erbe, sale e lievito, formiamo una sorta di cunetta in cui versare un po’ d’acqua: cominciamo a mescolare il composto aggiungendo poco alla volta tutta l’acqua (in tutto 120 ml circa), fino a che tutta la farina non sarà inglobata nell’impasto. A questo punto, appoggiamo l’impasto su un ripiano infarinato e cominciamo a impastare con le nostre mani: nel mentre che compiamo questa operazione restiamo concentrate e imponiamo, attraverso il ripetersi dei nostri gesti, l’energia e la forza di volontà che vogliamo imprimere al nostro intento. Focalizziamoci sull’aspetto del creare, del dare forma a qualcosa che sarà cibo e nutrimento, pensiamo a quello che vogliamo attrarre: prosperità, energia e protezione per i mesi a venire. Impastiamo per un quarto d’ora buono, finchè il composto non sarà diventato elastico e infondiamo in ogni movimento il senso del nostro agire.

A questo punto dopo aver dato forma alla pagnotta, possiamo incidervi sopra un simbolo di protezione, può essere il simbolo della Dea triplice luna o il pentagramma. Inforniamo il pane a 200 gradi per una mezzora.

Nel pane tutti e quattro gli elementi si uniscono: la terra (simboleggiata da sale e farina), l’acqua, l’aria (simboleggiata dal lievito) e il fuoco che cuoce l’impasto. La nostra volontà è il quinto elemento, sempre necessario affinchè qualcosa possa accadere.

Sfornato il pane lo potremo impiegare nella celebrazione di Lughnasad oppure in un rituale a se stante: spezziamolo e mangiamone alcuni pezzi, assimilando e facendo nostro l’intento. Il resto offriamolo in dono agli spiriti della terra: in giardino o in un parco, lasciamolo spezzettato affinche possa tornare alla Madre.

 

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