La notte delle stelle cadenti – Leggende dal cielo stellato

immagine tratta dalla rete
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La notte del 10 agosto e dei giorni a seguire vedrà ripetersi nel cielo il fenomeno della pioggia di stelle cadenti, le cosiddette Lacrime di San Lorenzo.
La tradizione cristiana fa risalire questo bellissimo fenomeno al martirio di San Lorenzo, diacono della chiesa di Roma che fu messo a morte nelle persecuzioni dell’impero romano nel 258 d.c.. Lorenzo fu ucciso bruciato sopra una graticola, e secondo la leggenda le stelle che cadono dal cielo nella notte in cui è morto sarebbero le sue lacrime. Si dice anche che mentre veniva così torturato chiese che per ogni sua lacrima fosse concesso l’esaudirsi di un desiderio, per questo è rimata l’usanza di esprimere un desiderio quando si vede una stella cadente.

Anche prima del cristianesimo, le stelle cadenti erano viste come segni divini, preannuncio di qualche disastro che stava per accadere. Nell’antica Sparta, il re era sottoposto ogni 9 anni al giudizio delle stelle: se veniva avvistata una stella cadente nel nono anno era considerato un segno sfavorevole degli dei e il re veniva deposto.
Nel medioevo erano invece considerate come segno delle anime dei defunti che trasmigravano dal mondo terreno.
Nell’antica Persia dedita allo zoroastrismo, si pensava che le stelle fisse fossero delle divinità minori mentre le stelle cadenti erano viste come elementi di caos e pertanto considerate come forze demoniache. Erano dette “streghe” ed erano capeggiate dalla demonessa Duzhyairya, la ”Strega della cattiva annata”, che aggrediva con le sue streghe tutte le altre stelle del cielo. Per rispondere a questa minaccia, Sirio le attaccava e le sconfiggeva in battaglia, così che le “streghe” fuggissero sparse nel cielo e la “Strega della cattiva annata” venisse immobilizzata e resa inoffensiva.
Nella cultura indù si ritiene invece che ogni stella cadente sia un’anima che ridiscende sulla terra per reincarnarsi.
Ogni cultura ha attribuito leggende e significati alle stelle cadenti, un fenomeno che ha da sempre suscitato stupore e incanto nell’essere umano.

Scientificamente si tratta di uno sciame di meteore particolarmente luminose e particolarmente visibili dal nostro emisfero, in special modo per il cielo sereno dell’estate. Vengono chiamate “Perseidi”, in quanto sembrano provenire da un punto della costellazione di Perseo.
Tutto il cielo e le costellazioni sono popolati da miti e leggende, provenienti soprattutto dal mondo classico. Gli antichi guardavano le varie conformazioni di stelle e vi attribuivano significati e personaggi delle loro tradizioni, dando così un senso e una chiave di lettura a chi guardava di notte il cielo stellato. Guardare una costellazione in una notte calda e serena, ripensando alle storie che animano quella forma di stelle è un’esperienza di un fascino incredibile. Così in queste sere, quando scorgeremo quegli splendidi punti luminosi nel cielo scuro della notte, ricordiamoci delle leggende che lo animano.

Ed ecco quindi provenire dall’antica Grecia il mito dell’eroe Perseo, figlio di Zeus e della mortale Danae.
Danae, figlia del re di Argo, Acrisio, viveva rinchiusa in una torre in quanto al padre era stato predetto che sarebbe stato un giorno ucciso da suo nipote. Zeus se ne invaghì e per averla si trasformò in pioggia dorata, che passando attraverso le fessure del tetto della torre raggiunse Danae fecondandola. Dalla loro unione nacque Perseo. A questo punto Acrisio, preoccupato dell’avverarsi della profezia, rinchiuse figlia e nipote in una cassa di legno e la lasciò in balia delle onde del mare, ma Zeus, aiutato da Nettuno, con dei venti sospinse la cassa verso l’isola di Serifo. Qui, ritrovati dal pescatore Ditti, fratello del re dell’isola Polidette, madre e figlio furono da quest’ultimo accolti e ospitati per parecchi anni. Perseo crebbe forte e valoroso, mentre Danae divenne sempre più bella, finchè Polidette non finì per invaghirsene.

Testa di Medusa, Bernini
Testa di Medusa, Bernini

Ma Danae non ricambiava il suo amore, e così per mettere fuori gioco Perseo che difendeva la madre, il re gli disse che avrebbe smesso di infastidirla solo se gli avesse portato un dono particolare: la testa di Medusa. Il tiranno sperava in cuor suo che il ragazzo morisse nell’impresa, pietrificato dallo sguardo di Medusa. Perseo, figlio di Zeus, chiese aiuto agli dei, e ognuno di loro gli donò qualcosa che l’avrebbe aiutato nell’impresa: Ade gli diede l’elmo che rendeva invisibili, Ermes i calzari alati che gli consentivano di muoversi velocemente e un falcetto di diamante per tagliare la testa della gorgone, infine Atena gli donò uno scudo lucido come uno specchio raccomandandogli di guardare Medusa solo attraverso il suo riflesso. Così aiutato, Perseo raggiunse invisibile la terra dove abitavano le Gorgoni e, giunto lì, camminando all’indietro e guardando nel riflesso nello scudo, riuscì ad arrivare vicino a Medusa, tanto da sentirne la chioma di serpenti sibilare. Vincendo l’irresistibile istinto di voltarsi a guardarla in faccia, estrasse il falcetto e riuscì a decapitarla. Dal sangue di Medusa nacquero Pegaso, il cavallo alato, e il guerriero Crisaone.

Di ritorno verso Serifo, volando grazie ai calzari magici, Perseo passò sopra l’Etiopia dove vide incatenata a uno scoglio la bellissima Andromeda. La ragazza, figlia del re Cefeo e della regina Cassiopea, era stata incatenata alla rupe in sacrificio a un mostro marino che tormentava il paese. Poiché Cassiopea aveva osato vantarsi di essere più bella perfino delle Nereidi, le bellissime ninfe del mare, Nettuno aveva suscitato il mostro marino contro il regno per vendicare la tracotanza della regina.

Andromeda, di E. Poynter
Andromeda, di E. Poynter

Perseo si offrì di uccidere il mostro in cambio della mano di Andromeda. Pur riluttanti, Cefeo e Cassiopea accettarono, e così a cavallo di Pegaso, Perseo iniziò il combattimento col mostro. Ormai quasi sopraffatto, estrasse dalla sacca che aveva con sè la testa di Medusa pietrificando in un istante il mostro. Ma le avventure per Perseo non erano ancora finite: al banchetto per le nozze con Andromeda, Fineo pretendente di Andromeda, irruppe nella sala con degli uomini armati cercando di uccidere lo sposo. Dopo una cruenta lotta, Perseo estrasse nuovamente la testa di Medusa, pietrificando la moltitudine di nemici. Stanchi dalle battaglie, Perseo e Andromeda lasciarono l’Etiopia e tornarono a Serifo, dove l’eroe giunse in tempo per salvare la madre Danae che, rifiutandosi di concedersi al re, era stata messa a morte da Polidette. Dopo aver pietrificato anche il tiranno, Perseo consegnò il trono dell’isola al pescatore Ditte, che l’avrebbe governata con saggezza. Sistemata la questione, Perseo riconsegnò agli Dei i doni che aveva ricevuto per le sue imprese: in segno di gratitudine per l’aiuto ricevuto donò la testa della gorgone ad Atena, che la usò per ornare il suo scudo.
La storia di Perseo non finì qui, decise infatti di ripartire con madre e moglie alle volte di Argo, per cercare una riconciliazione col nonno Acrisio. Il re, saputo dell’imminente ritorno del nipote che credeva morto, scappò in Tessaglia cercando di sfuggire al suo destino. Un giorno, sparsasi in tutta Grecia la fama dell’eroe, Perseo fu invitato ai giochi della Tessaglia: qui, lanciando il disco colpì accidentalmente uno spettatore, che altri non era che Acrisio, portando così a compimento la profezia. Perseo non reclamò mai il trono di Argo che pur gli spettava, ma lo scambiò con quello di Tirinto, dove regnò a lungo e con saggezza, insieme alla bella Andromeda, da cui ebbe ben 6 figli.

Quando ciò che doveva compiere sulla terra giunse al termine, Perseo morì e Atena, affichè la sua gloria fosse resa immortale, lo trasformò in una costellazione, ponendogli a fianco l’amata Andromeda e la vanitosa Cassiopea.

immagine tratta dalla rete
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Così ancora oggi, quando ammiriamo il cielo, vediamo nella volta oscura della notte risplendere l’amore dei due giovani, eternamente insieme. Nella notte delle stelle cadenti, volgiamo gli occhi verso quella parte di cielo e lasciamoci ancora una volta meravigliare dall’infinita bellezza del cielo stellato che la Madre ha creato.

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